Miriam si racconta...

Tutto è incominciato il 7 marzo, data della visita per lo screening della mammella. L’attesa del referto mi rendeva tranquilla, in quanto avevo eseguito 6 mesi prima come di routine la mammografia e l’ecografia. Invece a metà mese poco dopo il mio cinquantesimo compleanno fui contattata dal centro di Bulgarograsso per eseguire un ulteriore controllo: avevano trovato un nodulo di un centimetro. Nei primi giorni non mi rendevo conto poi la conferma del medico di base. Inizia un susseguirsi di visite stressanti e preoccupanti: la prima allo I.E.O. di Milano, poi all’Ospedale Valduce dove fin da subito mi sentii protetta e rassicurata da Carla, la prima infermiera che con tenerezza, calma e tanta disponibilità ha saputo prendermi per mano in questo cammino. Da qui presi la decisione di rimanere all’Ospedale Valduce.

Mi visitò la Dottoressa Besana, chirurgo del reparto di Senologia. Anche se l’esito dell’ago aspirato non poteva essere preciso, non c’erano dubbi sul fatto che dovevo operarmi. Ero terrorizzata.

Uno dei giorni peggiori di quel periodo fu quello del prericovero, dopo un mese di ansia tremenda. Delle persone speciali come Cristina Ghezzi, Patrizia, Cristina, nel reparto dei poliambulatori si sono prese cura di me. Grazie di cuore, quel giorno siete state la mia forza. 

Il giorno dopo, 3 maggio, l’intervento. Ovviamente ne so poco, solo che fu la dottoressa Besana ad operarmi. Colgo l’occasione per ringraziarla e salutarla dal momento che non l’ho più incontrata. L’altro grazie va ai dottori Roesel e Vischi che mi hanno seguito nei giorni di ricovero. A questo punto aspettavo solo di tornare a casa, convinta che quello che avevo passato fosse sufficiente. Certo, una cura in pastiglie…qualche seduta di radioterapia… Ma mancava ancora l’esito dell’istologico. Arrivò il giorno in cui nelle mani dei dottori vidi aprire la busta che conteneva il verdetto.

Ero andata in Ospedale con mia figlia. Indelebile è il ricordo dei due medici: il dott. Roesel, chirurgo, che mi spiegò come era stato fatto l’intervento conservativo; poi l’oncologo, il Dott. Scognamiglio il quale mi disse che avrei dovuto sottopormi per prevenzione alla chemioterapia e che avrei perso i capelli dopo tre settimane. Attonita guardavo i due medici di fronte a me.  Per fortuna quando uscii fuori c’era sempre Carla. Insieme c’erano le volontarie Carla Merga e Gianfranca le quali mi chiesero con molta discrezione com’era andata e mi proposero di scegliere la parrucca. Loro sapevano i tempi. Ci erano passate prima di me. 

Sentii dentro di me un rifiuto… Dissi vengo un altro giorno. Nella mia testa i pensieri si accumulavano e si confondevano. Meno male che mia figlia sapeva tenere la situazione. Salimmo al 5 piano A insieme al Dott. Scognamiglio il quale mi fissò l’appuntamento per il 1 di giugno.

Nel frattempo con molta calma e gentilezza e tanta umanità cercava di tranquillizzarmi, dicendomi che una volta entrata nell’ambiente avrei capito che non dovevo essere così terrorizzata.

SI il 1 di Giugno iniziavo la “Rossa” e 1 era stato anche per aprile quando ricevetti l’esito. Mia figlia mi disse: “Bel pesce d’Aprile che mi hai preparato, mamma!”.

Quel 1 di giugno partii x Como insieme ai miei Angeli custodi: mia figlia Margherita e mia zia Adriana. Non avevo dormito. L’ansia si faceva sentire sempre di più, le lacrime non parliamone.

Arrivata al 5 piano mi aspettava Pamela una volontaria dolcissima… con un grande sorriso ed una carezza mi accolse. Mi parlò e mi disse tante cose che forse tanto tempo prima avevano fatto bene anche a lei. Ma vedevo anche tante persone sedute tranquille come se fossero al bar…Cercai di fare come loro …cercai la forza e chiesi a Pamela di farmi scegliere la parrucca.  Ad un certo punto l’altoparlante chiamo il mio numero. 

Andai in sala 6 per il prelievo. Nella confusione qualcuno conosceva il mio nome e lo ripeteva in modo stupefatto. Era Elisabetta “la Betty” un’infermiera del mio paese Rovellasca. Ci conoscevamo, ci guardammo, io piangevo. Lei fortemente mi abbracciò e mi rassicurò insieme alle altre sue colleghe che ringrazio infinitamente perché sono tutte persone che svolgono questo lavoro delicato, con vocazione. Non potrebbero altrimenti.  Mi sedetti sulla poltrona bordeaux per il prelievo. Quando arrivò l’esito dovetti fare la visita dal dottor Scognamiglio, ultimo step prima dell’infusione. Avrei rivisto il dottore per le altre 15 volte in cui avrei fatto la terapia. Incontrarlo ogni volta era come sentirsi protetta, curata, e coccolata grazie a lui che sa ascoltare anche più di una volta le stesse domande.

Iniziarono con delle sacche di flebo protettrici contro il farmaco chemioterapico. Poi Rita iniziò l’infusione della “Rossa” nella mano destra precisamente sopra il pollice. Sotto questa vena c’è l’osso e io sentivo il farmaco freddo che spingeva contro. Pamela mi teneva abbracciata e mi dava le caramelle alla menta per non farmi sentire il sapore del farmaco che saliva sino alla bocca. Betty intanto mi teneva stretta una caviglia e mi accarezzava.

Poco più di un quarto d’ora e tutto finì. Avevo paura a scendere dalla poltrona. “La rossa” era dentro nel mio corpo per farmi guarire. Ma avevo paura. Ne sentivo l’odore che usciva dalla pelle e questo durò per molto tempo. Fuori c’erano i miei Angeli e le altre volontarie che davano un’occhiatina ogni tanto. Le volontarie di Noisempredonne sanno sempre dove “appostarsi”. Loro sanno. La loro discrezione le rende accompagnatrici silenziose ma attente e premurose amiche pronte ad esserci al posto giusto nel momento giusto. Sono Angeli.  Io sono una di “quelle del mercoledì”, una delle “muchache” (così ci chiamiamo tra noi sul gruppo di Whatsapp che abbiamo creato) che si aspettano a vicenda per parlare, ridere, ascoltarci, ma anche per imparare da ognuna qualche lavoretto (ad esempio l’uncinetto), che aspettano il signor Pino vestito da barista per bere una calda tisana come caldo è il suo sorriso, o imparare a truccarsi al corso di maquillage… All’ospedale Valduce al quinto piano A non siamo mai state un numero, ma persone, comprese e aiutate. Un grazie speciale alla signora Antonella, la caposala, che svolge il suo delicato lavoro con grande professionalità e che deve sentirsi orgogliosa delle sue infermiere; un grazie ai medici che ci sopportano, ci ascoltano, ci assistono così come tutto il personale del quinto piano A. Alle volontarie un abbraccio immenso…solo sapendo che ci siete voi in questo reparto speciale, a noi viene la forza di varcare quella porta. Che il Signore vi benedica tutti.